Mal di schiena? Forse il problema non è la schiena
Il mal di schiena è spesso il sintomo, non la causa. Caviglie rigide, anche immobili e un torace bloccato possono essere i veri responsabili.

Martina Marson
"Quanto ti alleni alla settimana?"
È una delle prime domande che faccio quando qualcuno arriva nel mio studio. E la risposta mi dice già molto — non per il numero in sé, ma per come viene detta.
Chi dice "tre volte" con aria colpevole, come se dovesse scusarsi di non farne cinque. Chi dice "tutti i giorni" con un misto di orgoglio e stanchezza. Chi dice "ho provato di tutto ma non cambia niente."
Vi dico una cosa che l'industria del fitness non vuole farvi sentire: il problema, quasi sempre, non è quanto vi allenate. È come vi muovete.
Aprite Instagram. Scorrete. Qualcuno si allena alle 5 di mattina. Qualcuno fa doppia sessione. Qualcuno mostra i lividi come medaglie. Il messaggio implicito è sempre lo stesso: se non ottieni risultati, non stai facendo abbastanza.
È un messaggio che vende. Vende abbonamenti, integratori, programmi. Ma è sbagliato.
Ho visto persone che si allenano sei giorni alla settimana e hanno mal di schiena cronico. Persone che corrono 40 chilometri alla settimana e non riescono a toccarsi le punte dei piedi. Persone che fanno CrossFit da tre anni e quando camminano sembra che portino due valigie invisibili — le braccia non oscillano, il bacino non ruota, il corpo si muove come un blocco rigido.
Queste persone non hanno bisogno di più allenamento. Hanno bisogno di un allenamento diverso.
Un esercizio è un gesto isolato: fletti il gomito, distendi la gamba, spingi il bilanciere. Ha un inizio e una fine, coinvolge muscoli specifici, e potete farlo "bene" senza che il vostro corpo nel complesso funzioni meglio.
Un movimento è un'altra cosa. Camminare, correre, lanciare, ruotare — sono schemi motori complessi dove tutto il corpo partecipa in modo coordinato. La caviglia ammortizza, l'anca ruota, il torace controruota, il braccio oscilla. Ogni segmento influenza gli altri.
Potete avere quadricipiti fortissimi e non saper fare uno squat decente, perché le caviglie non hanno mobilità, le anche non sanno flettersi, e la colonna non sa mantenere la posizione neutra. Quei quadricipiti forti lavorano su uno schema motorio difettoso. È come avere un motore potente su una macchina con le ruote storte: più accelerate, più andate fuori strada.
I bambini si muovono in modo straordinario. Guardateli: uno squat profondo con i talloni a terra, la schiena perfetta, il busto eretto. Non l'hanno imparato da nessuno — è il software originale del corpo umano.
Poi crescono. Si siedono a scuola. Si siedono in macchina. Si siedono al lavoro. Si siedono sul divano. Venti, trent'anni di sedentarietà riprogrammano il corpo: i flessori dell'anca si accorciano, i glutei si "spengono," la mobilità toracica si riduce, le caviglie si irrigidiscono.
Quando queste persone — cioè quasi tutti noi — vanno in palestra, portano con sé tutti questi limiti. E l'allenamento tradizionale non li affronta: aggiunge carico sopra uno schema motorio compromesso.
Quando una persona arriva da me per la prima volta, la prima cosa che faccio è guardarla muovere. Non le chiedo di sollevare pesi. Le chiedo di camminare, di accovacciarsi, di alzare le braccia sopra la testa, di ruotare il busto.
Da lì capisco dove il corpo compensa. Perché ogni disfunzione motoria produce una compensazione — il corpo è geniale nel trovare scorciatoie. Ma le scorciatoie hanno un prezzo, e quel prezzo si paga con il dolore, la rigidità, e la frustrazione di non migliorare nonostante l'impegno.
Il lavoro che faccio è ripartire dai pattern fondamentali. Prima la camminata. Poi la rotazione, la flessione, l'estensione. Solo quando questi schemi funzionano, si aggiunge carico.
Il risultato è che le persone che lavorano con me spesso si allenano meno di prima — ma si muovono infinitamente meglio. E i risultati arrivano: il mal di schiena che avevano da anni migliora, la postura cambia visibilmente, la forza aumenta perché finalmente si esprime attraverso un movimento efficiente.
**Riuscite a fare uno squat profondo con i talloni a terra, le braccia sopra la testa, senza cadere indietro?** Se no, avete un problema di mobilità che nessun programma di forza risolverà. Anzi, caricare uno squat su queste basi peggiorerà la situazione.
**Quando camminate, le vostre braccia oscillano naturalmente o restano ferme lungo i fianchi?** Se restano ferme, il vostro corpo ha perso lo schema rotatorio della camminata. Questo si ripercuote su tutto — dalla corsa al mal di schiena.
**Riuscite a stare seduti a terra con le gambe incrociate per 5 minuti senza disagio?** Se no, le vostre anche hanno perso mobilità in rotazione. In un corpo sano, questa è una posizione di riposo, non uno stretching.
Se avete risposto "no" a una o più di queste domande, aggiungere esercizi non è la risposta. Recuperare la capacità di muovervi lo è.
Se volete capire come il vostro corpo si muove realmente — non come pensate che si muova, ma come si muove davvero — la porta del mio studio a Oderzo è aperta. La prima valutazione è un'osservazione del vostro movimento e una risposta onesta su cosa serve e cosa no.
Niente obblighi, niente programmi venduti al primo incontro. Solo chiarezza.

Personal Trainer, Preparatrice Atletica (NSCA CSCS), Functional Patterns HBS. Fondatrice di Bilanciere Fondente.
Scopri di più →La prima cosa che facciamo insieme è parlare. Niente obblighi, niente contratti — solo una conversazione per capire se posso aiutarti.
ScrivimiIl mal di schiena è spesso il sintomo, non la causa. Caviglie rigide, anche immobili e un torace bloccato possono essere i veri responsabili.
La camminata è lo schema motorio fondamentale su cui il corpo è progettato per funzionare. Quasi nessuno lo esegue più correttamente. Ecco perché conta.
Lunedì vi sentite dei leoni, mercoledì tutto pesa il doppio. Il problema non è la motivazione — è che il corpo cambia ogni giorno. Ecco come capirlo.