Postura e Movimento5 min di lettura

Camminare bene è la base di tutto (e quasi nessuno lo fa)

Martina Marson

Martina Marson

Se vi chiedessi qual è l'esercizio più importante che potete fare, cosa rispondereste? Lo squat? I piegamenti? La corsa?

La risposta è camminare.

Non "fare una passeggiata." Camminare — nel senso di eseguire lo schema motorio fondamentale su cui il corpo umano è progettato per funzionare. Uno schema che quasi nessuno esegue più correttamente.

Lo so, vi sembra una banalità. Abbiate pazienza.

Cosa vuol dire camminare bene

Una camminata corretta è un'orchestra di movimenti coordinati. Quando il piede destro avanza, il bacino ruota verso destra e il torace controruota verso sinistra. Il braccio sinistro oscilla in avanti in controfase alla gamba destra. L'anca si flette e si estende. La caviglia ammortizza l'impatto del tallone e poi propelle dalla punta. I muscoli del core stabilizzano il tronco durante la rotazione. Tutto questo accade in modo fluido, alternato, ritmico — senza che dobbiate pensarci.

O almeno, dovrebbe.

Adesso fate una cosa: la prossima volta che siete in centro o al supermercato, fermatevi un minuto e guardate le persone che camminano. Davvero, guardatele. Vedrete braccia che non oscillano — rigide lungo i fianchi o occupate dal telefono. Bacini bloccati come un tutt'uno con il torace. Piedi che "strisciano" senza una vera spinta dalla punta. Spalle chiuse in avanti.

Queste persone non stanno camminando. Stanno cadendo in avanti in modo controllato.

Cosa abbiamo perso

Un bambino di tre anni cammina con una coordinazione che farebbe invidia a molti adulti. Il braccio oscilla, il bacino ruota, tutto il corpo partecipa. Non l'ha imparato da nessuno — è il programma base del sistema nervoso umano.

Poi arriva la scuola. Otto ore seduti. Poi l'ufficio. Altre otto ore. Poi la macchina. Poi il divano. Per vent'anni il corpo sta prevalentemente in una posizione: anche flesse, ginocchia flesse, spalle avanti, testa protesa.

I muscoli si adattano a ciò che fate di più. Se passate la maggior parte della giornata seduti, i flessori dell'anca si accorciano, i glutei diventano inattivi, il torace perde mobilità in rotazione, le caviglie si irrigidiscono.

Quando vi alzate e camminate, il vostro corpo dovrebbe fare una cosa ma non può più farla. Quindi compensa. Elimina le rotazioni, riduce l'oscillazione delle braccia, accorcia il passo, e sposta il lavoro su strutture che non dovrebbero farlo.

Il risultato è una camminata rigida, piatta, senza rotazioni — che sembra funzionare perché vi porta dal punto A al punto B, ma che carica in modo anomalo la colonna lombare, le ginocchia e le anche. Ogni giorno, per migliaia di passi.

Dalla camminata al dolore

Vi faccio un collegamento con quello che ho scritto nell'articolo *Mal di schiena? Forse il problema non è la schiena:* la camminata compromessa è la radice di una catena di compensazioni.

Se il bacino non ruota, la zona lombare compensa con micro-movimenti ripetitivi ad ogni passo. Migliaia di passi al giorno, per anni. Risultato: mal di schiena "inspiegabile."

Se le anche non si estendono completamente (perché i flessori sono accorciati), il gluteo non si attiva nel momento di spinta. Il carico si sposta sui quadricipiti e sui lombari. Le ginocchia protestano.

Se il torace non controruota, le spalle si irrigidiscono, il collo accumula tensione. Cervicalgie che nessun massaggio risolve permanentemente.

Il punto è sempre lo stesso: trattare il sintomo senza affrontare il pattern non funziona.

Cosa potete fare da domani

Non vi serve un corso. Vi serve attenzione.

**Dieci minuti al giorno di camminata consapevole.** Lasciate il telefono in tasca. Fate attenzione a tre cose: il contatto del tallone a terra e la spinta dalla punta; l'oscillazione naturale delle braccia (lasciate che succeda — non forzatela); e la sensazione di rotazione nel tronco. Se camminate in coppia, fatelo in silenzio per almeno cinque minuti, concentrati su come vi muovete.

**Osservate le vostre braccia.** Se quando camminate le braccia non oscillano — se restano ferme, o se le tenete in tasca — avete un indicatore immediato che lo schema rotatorio è compromesso. Iniziate semplicemente lasciandole libere e permettendo il movimento naturale.

**Variate il terreno.** Il corpo umano è progettato per camminare su superfici irregolari, non su asfalto piatto. Se potete, camminate su erba, sentieri, terreni leggermente sconnessi. Ogni irregolarità è uno stimolo che riattiva i meccanismi di adattamento della caviglia e dell'anca.

**Controllate le scarpe.** Le scarpe con tacco rialzato — anche le sneakers "normali" hanno un dislivello tallone-punta significativo — accorciano il tendine d'Achille nel tempo e riducono la dorsiflessione. Non sto dicendo di camminare scalzi sull'asfalto. Sto dicendo di essere consapevoli che le scarpe influenzano il vostro modo di muovervi.

Quando la consapevolezza non basta

Questi suggerimenti funzionano per chi ha una base di mobilità ancora recuperabile con l'attenzione. Ma se avete passato decenni in modalità sedentaria, se avete dolori cronici, se la rigidità è tale che non riuscite nemmeno a percepire le rotazioni di cui parlo — allora serve un lavoro guidato.

Nel mio studio, la prima cosa che analizzo è esattamente la camminata. Da come una persona cammina, capisco quali segmenti hanno perso mobilità, quali muscoli sono inattivi, dove il corpo compensa. E da lì costruisco un percorso che parte dal fondamentale.

Se volete capire come camminate davvero, possiamo parlarne. La prima valutazione nel mio studio a Oderzo è una conversazione, un'osservazione, e una risposta onesta.

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Martina Marson

Martina Marson

Personal Trainer, Preparatrice Atletica (NSCA CSCS), Functional Patterns HBS. Fondatrice di Bilanciere Fondente.

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